Un collezionista di conchiglie a Buggerru

 

Il collezionista di conchiglie. Non è il titolo di un nuovo thriller, ma semplicemente quello che fa da trent’anni, a Buggerru, Marcello Silesu, una vita vissuta tra il mare e la miniera. Cinquantadue anni, un lavoro al museo mineralogico di Iglesias e un quasi – lavoro nell’agriturismo di famiglia a Grugua, nella vecchia casa un tempo appartenuta ai Modigliani, grandi imprenditori minerari, Silesu ha cominciato ad interessarsi di malacologia (la scienza che studia le conchiglie) da ragazzino.

“Raccoglievo conchiglie sulla spiaggia, come fanno in tanti” ricorda con un sorriso. “Oggi ne posseggo quasi seimila”. Silesu fa parte dell’associazione collezionisti di conchiglie, della quale è stato per lungo tempo anche il presidente. “Allestiamo mostre in tutta la Sardegna e promuoviamo la ricerca e la classificazione degli esemplari che troviamo, avvalendoci dell’aiuto di studiosi e specialisti” spiega. “Ogni anno inoltre assegniamo un premio di malacologia a livello nazionale. Infine organizziamo conferenze tenute da docenti universitari per essere sempre aggiornati in materia”.

Marcello Silesu possiede conchiglie provenienti da ogni parte del mondo. Per rimpinguare la sua collezione ha viaggiato per l’Europa, è stato in Thailandia, si è spinto fino a quello che definisce il “paradiso dei malacologi”, cioè le Filippine, e in Giappone, il paese che vanta il maggior numero di malacologi (“anche l’imperatore Hiro Hito era un appassionato”). Silesu possiede alcuni esemplari davvero rarissimi come uno dei venti pezzi esistenti al mondo di “Acesta scavata”.

Quanto alle dimensioni delle conchiglie si va dal minuscolo al macroscopico. “Ci sono esemplari di mezzo millimetro o da sessanta centimetri, come quelli provenienti dai mari dell’Australia. Io possiedo una Tridacna che pesa due chili, ma di questo tipo esistono esemplari che toccano i 350 chili” dice Silesu. “Nelle Filippine ho visto conchiglie così grandi che le utilizzavano come culle per i bambini o come tinozze”.

Poi ci sono le modalità da rispettare per la pesca di questi gioielli del mare. “Le conchiglie vanno sempre prese vive in modo che conservino intatto il loro colore naturale e devono essere perfette, senza scheggiature. Solo così rispecchiano le caratteristiche della loro zona d’origine”.

Quelle sarde, ad esempio, sono piccolissime e poco colorate, al contrario di quelle provenienti dall’Oceania “grandi e dai colori fantastici” spiega Silesu, che ancora oggi non esita ad immergersi per andare alla ricerca di nuovi esemplari per la sua collezione.

“La soddisfazione più grande me la sono tolta una quindicina d’anni fa” ricorda con orgoglio. “Ho trovato due esemplari di conchiglia grandi circa due millimetri. Li ho inviati ad un docente dell’Università La Sapienza perché li classificasse. Non essendoci riuscito, questo professore ha mandato tutto ad un suo collega olandese che ha scoperto una cosa bellissima”. Si trattava, infatti, di due esemplari, fino ad allora sconosciuti, appartenenti alla famiglia delle Odostomie; oggi sono conservati in un museo della capitale ed hanno il nome del loro scopritore: Odostomia Silesui.

Il sogno di Marcello Silesu è quello di allestire una mostra permanente dei suoi tesori, magari contando sull’appoggio del comune di Buggerru per trovare un locale ad hoc. Quanto al valore pecuniario delle sue conchiglie, Silesu è laconico: “Tutto è legato all’individuazione dell’habitat.di un esemplare. Finché l’habitat resta ignoto, il valore di un pezzo può arrivare anche a qualche decina di migliaia di euro. Alcune Cipree, per esempio, valgono anche più di ventimila euro. Ma una volta individuato l’habitat il prezzo crolla a poche decine di euro o anche meno. Ecco perché chi colleziona conchiglie non lo fa per soldi, ma per passione”. Quella stessa passione che anima Marcello Silesu da, ragazzino, raccoglieva conchiglie sulla spiaggia di Buggerru. “Gazzetta del Sulcis”

 

 

Un collezionista di conchiglie a Buggerruultima modifica: 2006-04-17T12:30:00+02:00da robchef
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