Lucio Dalla

 LUCIO DALLA IN CONCERTO

Come sempre ha spiazzato tutti. Assicuravano che la mini tournée sarda gli sarebbe servita principalmente per presentare il suo nuovo lavoro, in uscita a settembre. Invece venerdì notte ad Iglesias, Lucio Dalla ha puntato sul sicuro: nessun brano inedito, nemmeno l’attesissima versione jazz di Over the rainbow, il leit motiv del film Il mago di Oz, eseguito al clarinetto dall’artista bolognese, una chicca inserita proprio nell’imminente cd Lucio.

Ai cinquemila accorsi al campo sportivo “Monteponi”, Dalla ha riservato un’ora e mezza di musica e parole, contraddistinta da tutti i suoi più celebri successi. Il cantautore bolognese, pantaloni scuri e giacca color crema, è salito sul palco qualche minuto prima delle ventidue, più puntuale di un orologio svizzero, accompagnato dalla sua band. Poi, come un incantatore di serpenti, ha cominciato il suo dialogo con il pubblico, soggiogandolo con l’arte e l’ironia che lo hanno accompagnato in oltre trentacinque anni di carriera.

Come un gioielliere ben fornito presenta al cliente i suoi preziosi senza ricorrere a strategie da imbonitore, sicuro com’è della bellezza dei propri pezzi, così Dalla ha regalato le sue gemme. La scaletta pareva dettata dal caso, come quando si infila la mano nel sacco dei numeri del lotto e non si sa cosa verrà fuori. Dietro c’era invece una scelta sapiente, ché i numeri di Lucio Dalla sono sempre quelli giusti. Così è sembrato del tutto naturale che alla stoccate ironiche contro i potenti del mondo di Se io fossi un angelo abbiano immediatamente fatto seguito le oniriche suggestioni di Come è profondo il mare, furbescamente introdotta da una tirata sull’azzurrissimo mare nostrum.

Neanche il tempo di far morire l’applauso che è partito il giro d’archi forse più famoso della canzone italiana, quello che cuce tra loro le strofe di 4 marzo 1943. Eravamo solo ad un terzo del concerto e il pubblico era ormai in balia del pifferaio di Hamelin, pronto a seguirlo fino alla sua Casa in riva al mare, ad accettare di trascorrere una vita randagia in Piazza Grande, semi stravolta dalle movenze blues impressele dal suo creatore, a sorridere ironicamente sul sesso con Disperato erotico stomp.

Dalla il cantante, Dalla il musicista poliedrico, Dalla l’istrione a questo punto lasciava spazio ai due elementi più significativi della band. L’occhio di bue puntava su Isgra Menarim, voce soul reduce da Francoforte dove ha trionfato con la Tosca, riscritta dallo stesso Dalla. La corista deliziava il pubblico rispolverando un brano dei Queen, Who wants to live forever, prima di concedere la ribalta a Ricky Portera e ai suoi virtuosismi chitarristici.

La seconda parte del concerto ripartiva con la struggente Ayrton, l’omaggio di Dalla “al campione più forte del dopoguerra, e di sempre con Nuvolari”. Poi la melodia di Canzone, il sentimento che la vince contro la frustra quotidianità e il desiderio di fuga in Anna e Marco, fino all’apoteosi di Caruso, con il magnanimo Dalla che concedeva alla gente l’onere e il piacere di cimentarsi nel celebre ritornello “Te vojo bene assaie…”.

A quel punto, mentre nel terso cielo iglesiente si libravano ancora le note conclusive de L’anno che verrà, era già tempo di bis. Tutti sotto il palco allora a ballare (o, almeno, a tentare di farlo) Attenti al lupo. E poi l’arrivederci, condito da una sorsata d’ottimismo: Futura, avveniristico nome di donna per una figlia da cullare in un mondo finalmente in pace. Una figlia “bella come una stella”, bella come la serata d’agosto che ha regalato ad Iglesias quell’artista vero che è Lucio Dalla.

Il Giornale di Sardegna” 29 agosto 2004

Lucio Dallaultima modifica: 2006-06-28T16:55:00+02:00da robchef
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