A Buggerru cent’anni dopo

È la giornata della memoria, d’accordo. Ma per Buggerru, piccolo borgo di mille anime schiacciato tra la montagna di Malfidano e un mare che più azzurro di così non si può, questo è anche un giorno di festa. In paese è arrivata gente da tutta la Sardegna, dal Sulcis e da Ottana, da Villacidro e dal Sarrabus, perfino dalla Barbagia e dal sassarese. Uomini e donne che si sono sciroppati anche duecento chilometri pur di essere qui oggi. Assiepati sotto il palco delle autorità che prenderanno la parola per i comizi, accaldati sotto la cappa di umidità che non concede tregua. Centinaia le bandiere, quelle di Cgil, Cisl, Uil, quelle dei sindacati minori, quelle di piccoli gruppi spontanei che non hanno voluto mancare l’appuntamento.

Poco lontano, nel porto, attracca la “Ruggero II”, la sola superstite tra le duecento bilancelle, che un secolo fa, trasportavano il minerale da Buggerru, da Porto Flavia, da Cala Domestica verso Carloforte, da dove era poi possibile raggiungere i porti della penisola. Oggi, direttamente dall’isola di San Pietro, sono sbarcati a Buggerru quelli dell’associazione “Pozzo Sella”, gli apostoli del Parco Geominerario che verrà.

Sulla strada che si snoda lungo il costone di roccia che incombe dall’alto sull’abitato non smette neppure per un attimo il via vai verso la galleria “Henry”, gioiello dell’archeologia mineraria, che accoglie ogni anno migliaia di visitatori. E poi i luoghi dell’eccidio, emblemi vivi di una memoria da nutrire quotidianamente, certo, ma anche tappe importanti di un percorso turistico culturale che sta sorgendo pian piano. Il complesso che ospitava la falegnameria è in fase di restauro proprio come l’infilata dei forni per la lavorazione del minerale. Viene inaugurato oggi invece il museo civico, con i suoi cimeli minerari (le macchine a vapore, le lampade ad acetilene, gli strumenti degli operai) e civili che restituiscono al visitatore l’immagine d’antan del paese. Tra i pezzi più curiosi il libretto di circolazione della prima decauville, appartenuta naturalmente al direttore della Malfidano. Ne leggiamo il nome: è proprio lui, Achille Georgiadès, tragica figura di quel lontano 4 settembre 1904.

Il Giornale di Sardegna”, 5 settembre 2004

A Buggerru cent’anni dopoultima modifica: 2006-09-05T17:00:00+02:00da robchef
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