I poeti della terra

 

Se è vero, come ha scritto Mario Soldati, che il vino è la poesia della terra, il Sulcis – Iglesiente si scopre terra di poeti. Ormai da qualche anno, infatti, ventuno produttori, per la maggior parte d’Iglesias ma anche di Villamassargia, Fluminimaggiore, Sant’Antioco, Calasetta e Nuxis, hanno pianificato un rilancio “serio” della produzione vitivinicola locale, attività che da queste parti vanta un passato di tutto riguardo.

“Iglesias, in tempi andati, era una delle principali piazze isolane per l’offerta vinicola e la cantina sociale, che chiuse i battenti in modo inglorioso sul finire degli anni Settanta, era la seconda in Sardegna per capacità” spiega Andrea Aru, 40 anni, agronomo e presidente della locale Confraternita dei produttori del vino. “Come vinificatori, dopo la grande quantità di espianti compiuti circa vent’anni fa, non siamo rimasti in tanti. Negli ultimi tempi però c’è stata un’incoraggiante inversione di tendenza, con la riscoperta del vigneto e la creazione di nuovi impianti. Fatto, quest’ultimo, che ha coinvolto anche chi possiede piccoli appezzamenti da cinquemila metri quadri e lavora sette o ottomila litri l’anno”.

Nata per salvare e ridare smalto alla tradizione di vinificazione ereditata dal passato, l’associazione ha impostato la propria attività secondo rigorosi dettami scientifici, fornendo anzitutto assistenza tecnica sia in vigna che in cantina. “Per quel che riguarda il primo aspetto seguiamo la coltivazione passo passo, suggerendo i criteri per rimodernare il vigneto, cambiare il tipo di potatura e dettando i parametri per i trattamenti” continua Aru. “Inoltre garantiamo il servizio di prelevamento e campionatura dell’uva per stabilire il momento adatto alla vendemmia”. A questo si affianca anche un prezioso lavoro di recupero dei vecchi vitigni, che quest’anno ha riguardato quelli da tavola, censiti sistematicamente attraverso un paziente lavoro di schedatura fotografica, al quale fa seguito il tentativo di reinnesto.

I numeri dicono che i soci danno lavoro stabile ad un centinaio di persone (“ma esistono i presupposti per fare di più”) e che l’ultima vendemmia ha fruttato undicimila quintali di uva, un dato lusinghiero se si pensa che realtà come quella di Mogoro hanno esultato per aver raggiunto quota quindicimila.

Tuttavia le maggiori difficoltà per i piccoli e medi produttori arrivano al momento di gestire le fasi successive alla raccolta dell’uva. La mancanza di adeguati supporti e il ricorso a metodi di lavoro ormai antiquati accelerano il processo di marcescenza del vino e questo, in passato, ha indotto moltissimi produttori, scoraggiati dai cattivi risultati, ad abbandonare l’attività.

“Oggi, invece, siamo in grado di fornire il servizio di analisi dei vini e dei mosti e di seguire tutte le fasi che avvengono in cantina, dalla fermentazione alla conservazione” riprende Andrea Aru. “Di questi tempi, con l’uso del lievito, si può fare tutto e il contrario di tutto, col rischio però di ottenere una produzione omologata. Noi pensiamo che sia più importante salvaguardare il gusto tipico di un vino, per esempio mantenendo la flora microbica del vitigno. Insomma cercare la qualità ma non a scapito delle peculiarità di un’uva”.

L’idea è quella di creare prodotti di nicchia (“per ora, nonostante la produzione ammonti a diverse centinaia di migliaia di bottiglie, non puntiamo a grandi cifre”) con una gamma di vini abbastanza diversificata che annovera Vermentino, Nuragus e numerosi tipi di Moscato tra i bianchi, Cannonau, Monica, Carignano e Pascale tra i rossi. Ci sono inoltre Sangiovese, Merlot, Ciliegiolo e Girò, tutti vitigni di nuovo impianto che stanno offrendo un’ottima resa. Qualcuno produce anche un Alicante passito, molto apprezzato, e il Cabernet. L’anno scorso poi è stata stappata la prima bottiglia di uno spumante nato dalle vigne dell’Iglesiente. Prodotto da uno dei soci, Efisio Vacca, è frizzante nella giusta misura e ha un gradevole gusto dolce. Infine da poco è partita anche la produzione del barricato, lavorato nelle botti di rovere.

Il grande salto è previsto per l’anno prossimo, quando sarà inaugurata la cantina privata che proprio Andrea Aru sta allestendo con il fratello Mario. “Un passaggio fondamentale perché ci consentirà di certificare i prodotti dei soci, dotando tutti i vini di quei crismi ufficiali che ancora non hanno. Il modello potrebbe essere quello di alcune piccole aziende toscane che addirittura fanno la tappatura mobile, al domicilio dei singoli produttori. Inoltre, dato che il vino è cultura, abbiamo predisposto un’etichettatura ad hoc. Sul retro delle bottiglie, all’acquirente verrà raccontata la storia del prodotto che compra: dal vitigno che lo produce ai metodi di lavorazione, a quelli di conservazione”.

Nel frattempo la Confraternita promuove iniziative come la recente rassegna del novello (ottenuto con una macerazione differente dalla fermentazione canonica) e il “Vino fatto a scuola”, una manifestazione che ha illustrato ai bambini delle elementari tutte le fasi del processo che dall’uva porta al vino: un modo istruttivo e tutto sommato… sobrio di cercare nuovi adepti per il culto del dio Bacco. “Sardinews”, dicembre 2003

 

I poeti della terraultima modifica: 2006-11-30T13:15:00+01:00da robchef
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