Il materasso è la felicità…

 

In tempi di vacche magre, si sa, è buona regola mettere i soldi sotto il materasso e astenersi da investimenti azzardati. Ma se sei un emigrato che i materassi li fa per mestiere e hai nostalgia della Sardegna, ti armi di coraggio e impianti una fabbrica nel bel mezzo del Sulcis, rischiando che la gente ti prenda per matto e sperando che il cielo ti sia propizio.

La storia dell’azienda Concas di Gonnesa, in fondo, è tutta qui. Nata da tre anni, dopo mille peripezie, sforna circa settemila materassi l’anno, che consegna direttamente a domicilio, senza passare attraverso il circuito dei mobilieri.

“Questione di costi” spiega Gabriele Concas, 28 anni, che, col trentatreenne fratello Luigi, conduce l’impresa artigiana “a gestione familiare” come tiene a precisare. “Se dovessimo affidare la commercializzazione alla rete dei mobilieri, dovremmo chiudere domani mattina. Un mobiliere non paga sull’unghia ma a 60, 90 o 120 giorni. Il rischio è accettare commesse che poi non vengono pagate. Perciò preferiamo rivolgerci direttamente al privato, che tira fuori i soldi alla consegna”.

L’avventura di quest’azienda senza loghi né nomi (“non basta il cognome?”), comincia nel 1982, quando il patriarca Antonio, dopo trent’anni di lavoro come materassaio a Torino, dove era arrivato ragazzino con la valigia di cartone, acquista un terreno alla periferia di Gonnesa. L’idea di tornare nel paese natale per investire in un settore che ormai conosce bene, e che in Sardegna è quasi vergine, sembra buona. “Invece è stato l’inizio di un’odissea” racconta il figlio Gabriele. “Mio padre presentò un piano di massima che per vari motivi, alcuni palesi altri occulti, ha atteso oltre quindici anni per essere approvato. Abbiamo affrontato un estenuante vai e vieni tra gli uffici della Regione e quelli del Comune: quando la prima ci dava via libera, il secondo ci imponeva l’altolà e viceversa. Poi nel 1997 abbiamo cercato di entrare in graduatoria per ottenere un finanziamento regionale, ma ci siamo scontrati con pretese assurde”.

Qualche esempio: per concedere i fondi la Regione vincolava l’azienda a produrre quarantacinquemila materassi l’anno (“neppure l’Eminflex arriva a numeri simili”); oppure stabiliva che gli operai dovessero essere assunti in base alle indicazioni dell’ufficio di collocamento e non a scelta dell’imprenditore. “Il risultato è che abbiamo lasciato perdere i soldi pubblici e ce li abbiamo messi noi di tasca nostra, tutti, fino all’ultimo centesimo” ricorda Concas.

Con premesse di questo genere non è semplice restare sul mercato, soprattutto dovendo fare i conti con le esigenze della clientela. “La prima cosa che l’acquirente chiede è il prezzo, quello più basso” continua Concas. “La gente, senza saperlo, dorme per anni sul cascame nero, un coacervo di fibre d’ogni genere, tritate e imballate senza essere purificate. Quello che è richiesto è il risparmio, tutto il resto non interessa. Sa quanti credono alla storiella del materasso con il lato estivo e quello invernale? Sono tutte balle. Il 90% delle volte c’è lo stesso materiale da entrambe le parti, anche se sull’etichetta esterna sta scritto il contrario. Ma qual è l’acquirente che va a controllare? Tanto ciò che fa fede è il marchio, quello reclamizzato in televisione.”

Ecco perché due terzi della produzione della fabbrica di Gonnesa se li porta via il materasso a molla, prezzo 40 euro, adatto a tutte le tasche e che garantisce sonni tranquilli per vent’anni. Ma ci sono anche quelli ortopedici in poliuretano espanso e quelli anallergici in lattice. Il “massimo che c’è”, come cantava vent’anni fa Arbore proprio ne Il materasso, si chiama invece “Re di denari”, trentotto centimetri di spessore, doppio molleggio, trent’anni di garanzia; costo 125 euro.

Tutto il materiale è d’importazione. I molleggi arrivano da Torino, i feltri dalla Puglia, la gommapiuma da Firenze, il cotone da Padova, il lattice addirittura dall’Olanda. La Sardegna non fornisce neanche la lana. “Anzitutto un materasso in lana e cotone ha un prezzo che qui nessuno è disposto a spendere” dice Concas. “Inoltre la lana sarda forma le tarme, non è utilizzabile perché nell’isola non ci sono stabilimenti che ne fanno il trattamento. Se lo volessimo fare noi dovremmo avere un impianto con macchinari che costano miliardi. Inimmaginabile”.

Le televendite con i presentatori dal viso di bambolotto e le vallette con le gambe languidamente accavallate sono utopia. Il marketing è affidato al passaparola dei clienti, a qualche spot sulle radio locali e a pochi cartelli pubblicitari lungo la superstrada per Cagliari.

Le difficoltà? “La mancanza di operai con adeguata formazione professionale” conclude Gabriele Concas. “Poi la burocrazia. Per ampliare la fabbrica, tra Pip, lottizzazioni, certificati e timbri rischiamo di dover aspettare altri quindici anni. Infine una Regione assente, anzi matrigna. I materassi degli ospedali sardi, per esempio, vengono acquistati nel Nord Italia perché nelle gare d’appalto noi non siamo competitivi. Il sistema non ci tutela, non abbiamo materie prime e il costo di trasporto delle merci è alto anche se non quanto il grado di miopia dei nostri amministratori”. “Sardinews”, dicembre 2003

Il materasso è la felicità…ultima modifica: 2007-04-17T12:55:00+02:00da robchef
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