Meglio morti di Fois

 

Venticinque anni dopo la pubblicazione de Il giorno del giudizio, che resta senz’altro l’opera di gran lunga più riuscita e perciò più rappresentativa della letteratura sarda, Nuoro torna ad essere protagonista nelle pagine di Meglio morti, il romanzo di Marcello Fois edito da Einaudi.

Fois ha scelto un genre narrativo, il giallo (anzi, il noir), che in Sardegna non ha mai avuto grandi esponenti. Corre perciò il rischio che il lettore stretto tra classici come Simenon o ConanDoyle da una parte e il celebratissimo Camilleri dall’altra, e accompagnato dalla pigrizia che rende poco inclini a “rischiare” su nomi nuovi, sottovaluti, o addirittura ignori, il romanzo in questione. Sarebbe un peccato. Perché nella selva di pubblicazioni che si contendono un posto sugli scaffali delle librerie, Meglio morti è sicuramente un libro del quale consigliare la lettura.

Intendiamoci: il giallo è per Fois mezzo e non fine. Vale a dire che lo scrittore nuorese punta chiaramente su questa strategia narrativa per un duplice ordine di motivi. Anzitutto per sfruttare le potenzialità di divertimento (nel senso “alto” del termine) che il genere offre; e poi per farne uno strumento conoscitivo (verrebbe da dire: indagatore) di una Sardegna dura e amara come quella dei romanzi isolani d’antan, epperò finalmente moderna e al tempo stessa ricca di fascino.

In una Nuoro che si presenta sempre e ancora «nido di corvi» come quella descritta da Satta, spazzat dal gelo che pare cristallizzarla in una perenne attesa del «giorno del giudizio», si intrecciano tre storie misteriose, di quelle che potremmo trovare ogni mattina tra le notizie stampate sulle pagine del giornale. Vicende di «vivi e di morti»: appalti irregolari, misteriose scomparse di un paio di bambine, presunti omicidi coniugali. Con questi elementi, Fois costruisce un gioco di specchi avvincente, ricorrendo a un taglio narrativo che sa molto di cinematografico, basato com’è su continui cambi d’inquadratura, i quali scandiscono il ritmo del racconto.

L’ambientazione nuorese permette all’autore d’imprimere alla trama una particolare connotazione che, mentre trae spunto da fatti di cronaca purtroppo assai comuni, si arricchisce di umori, tradizioni e superstizioni attinti ad una humus schiettamente isolana, che costituiscono il valore aggiunto del romanzo. Non solo di un giallo si tratta dunque, ma anche di un pretesto di riflessione su certi tipici aspetti dell’identità sarda che vengono a contatto, anzi entrano in conflitto, con la modernità.

Dal punto di vista formale, Fois si dimostra narratore di razza, capace di sfoderare una scrittura essenziale, che non cede a stravaganze (pensiamo al pulp, al macabro tanto di moda oggigiorno), ma è tutta cose, asservita splendidamente ai fatti.

Fois ha scritto una storia tragicamente attuale e ricca di suspense come si conviene ad un giallo che si rispetti. Una vicenda per molti versi universale (potrebbe accadere tranquillamente a New York o a Bombay), e che diviene “nostra” non solo per l’ambientazione ma anche in virtù di quel sottofondo di scetticismo tipicamente meridionale che la permea, fino a dettare un titolo lapidario come una sentenza popolare: Meglio morti.

 

Meglio morti di Foisultima modifica: 2007-05-01T13:05:00+02:00da robchef
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