Taglialegna a Sa Stoia

 

Una pattuglia di giovani che dal lunedì al sabato lavorano per dodici ore al giorno col legno, tagliandolo, rifinendolo, impregnandolo e, all’occorrenza, trasportandolo direttamente al domicilio del cliente. Non è lo schematico plot per un rifacimento del musical hollywoodiano “Sette spose per sette fratelli”, ma la dura realtà quotidiana di sette amici che hanno combattuto e sconfitto lo spettro dell’emigrazione.

La SO.CO.IM è una s.r.l. che si occupa di costruzione d’imballaggi industriali ma anche di commercializzazione di legnami per l’edilizia e dell’allestimento di box, gazebo, capriate. La sede sta in quella sorta di casbah che è la zona industriale di Iglesias, dove lavorano i due soci fondatori, Andrea Vacca, 34 anni, e Stefano Atzori, 36, e i loro cinque dipendenti..

In Sardegna a spartirsi con la SO.CO.IM. il mercato degli imballaggi per l’industria sono altre tre ditte: una, che è anche la più grossa, a Sassari, le altre due in provincia di Cagliari.

“Abbiamo scelto questo ramo per un paio di motivi” spiega Stefano Atzori. “Anzitutto perché in zona non c’era una società che offrisse il genere di servizi che garantiamo noi. Inoltre la mia famiglia ha operato per tanti anni nel campo del legno qui ad Iglesias. Certo, erano altri tempi: mio nonno aveva una dozzina di dipendenti e il lavoro era fatto artigianalmente. Con Andrea, il mio socio, abbiamo voluto creare qualcosa che fosse più rispondente ai tempi, una struttura di tipo industriale. Quindi, almeno per ora, con meno dipendenti, con macchinari tecnologicamente all’avanguardia e con grande attenzione a non fare il passo più lungo della gamba”.

La storia della SO.CO.IM. è simile a quelle di tante altre attività “giovani”. Sfruttando la legge 28, nel 1997 Atzori e Vacca hanno chiesto alla Regione un contributo a fondo perduto che coprisse una parte dell’investimento necessario a far partire il loro progetto. Hanno dovuto pazientare, sopportando le lungaggini burocratiche congenite all’amministrazione regionale, cominciando l’attività soltanto quattro anni dopo: il primo fatturato è datato giugno 2003.

La produzione della SO.CO.IM. è imperniata al 60% sul reparto dell’imballaggio industriale, mentre il restante 40% si concentra sulla lavorazione del materiale destinato alle imprese edili e al commercio con i privati. Nel primo settore, il legno privilegiato è l’abete, mentre per il secondo c’è un’ampia possibilità di scelta che spazia dalle varietà più economiche a quelle di maggior pregio, come pino di Svezia, castagno e ciliegio.

“L’idea di allargare l’attività alla carpenteria, con la lavorazione dei lamellari, sta dando buoni risultati perché c’è una riscoperta del legno nell’edilizia” spiega Atzori. Da pezzi standard di dodici metri di lunghezza, la SO.CO.IM. ricava sezioni di qualsiasi misura, utilizzabili per costruire case, chiese, palasport, tetti, tavoloni per i ponteggi edili ma anche la staccionata del giardino di casa.

“Per quel che riguarda l’imballaggio lavoriamo soprattutto nel Sulcis, con clienti come Rockwool, Ali, Ila, ma anche in altre zone, fino all’oristanese” dice Andrea Vacca. “La materia prima, arriva quasi tutta da segherie austriache che, rispetto alle italiane, vendono a prezzi più convenienti. Purtroppo questo incide non solo sui costi di trasporto ma soprattutto ci vincola ai rigidi sistemi di pagamento austriaci”. Infatti, dato che in Austria le segherie godono di sovvenzioni statali e di assicurazioni che coprono i mancati pagamenti, il rischio, qualora l’azienda sarda non paghi entro sessanta giorni, è quello di essere annoverati nelle cosiddette “centrali di rischio”: vere e proprie “camere della morte” perché, entrandovi, oltre al risarcimento da pagare all’assicurazione, si finisce in una lista di proscrizione valida su scala nazionale. In pratica il mercato austriaco diventa off limits. “È un rischio non tanto peregrino” spiega Vacca “perché in Italia il pagamento è fissato a 90 giorni. Quindi siamo noi a dover anticipare il denaro, con una continua esposizione finanziaria”.

A tutto questo si aggiungono le difficoltà dettate da un mercato spesso “bloccato” per insondabili ragioni, nel quale un’azienda di recente costituzione come la SO.CO.IM. deve farsi strada superando, oltre che la concorrenza di realtà attive da decine di anni, mille altri ostacoli. Valga come esempio quello dell’assenza di un piano regolatore per la zona industriale di Iglesias. Una lacuna che esclude l’esercizio del diritto di prelazione per l’acquisizione dei lotti limitrofi, di fatto tagliando le gambe alla prospettiva di crescita, anche in termini di volumetrie, dell’attività.

Espandersi ragionevolmente in termini di spazio è infatti uno degli obiettivi che la SO.CO.IM. si pone a breve termine. Gli altri sono correlati e interdipendenti: finire di pagare le rate alle banche “per poter dire che l’azienda è davvero tutta nostra” e assumere altre tre o quattro persone.

La chiave di tutto è conquistare la fiducia delle industrie sarde, inducendole a fruire dei servizi targati SO.CO.IM. per creare un circolo virtuoso che giovi anche all’indotto e in modo che la parola sinergia, così tanto di moda, non resti lettera morta. “Sardinews”, ottobre 2003

Taglialegna a Sa Stoiaultima modifica: 2007-12-17T13:05:00+01:00da robchef
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