Cara Iglesias…

L’origine di queste pagine (incentrate sul quindicennio intercorrente tra la fine della Grande Guerra e l’estate del 1932) va individuata in un certo numero di conversazioni, per così dire “a tema”, che gli autori, entrambi iglesienti seppur di generazioni affatto diverse, ebbero modo di avere con cadenza settimanale per un certo periodo di tempo.

Da quelle chiacchierate, nate spontaneamente dalla reciproca scoperta di un comune interesse verso certi aspetti minori eppur gustosi della vita cittadina del passato, nacque una serie di istantanee, naturalmente in bianco e nero, che rievocava situazioni e persone in certo qual modo collocabili in una sorta di terra di nessuno: infatti non fanno più parte della cronaca ma nemmeno entrano nella Storia, benché con l’una e con l’altra mostrino di avere talvolta più di un addentellato.

Da questa specifica particolarità di ordine contenutisticodericò, inevitabile, un risvolto squisitamente formale, cioè il tono col quale si pensò di fissare quelle memorie. Apparve subito chiaro quanto fosse di gran lunga preferibile affidarsi a un registro informale che privilegiasse il gusto del racconto orale, e ciò proprio in virtù del fatto che da chiacchierate tra amici quegli squarci traevano spunto.

Alcuni capitoli, poi riadattati, furono pubblicati su un quindicinale locale: molti altri sono inediti. In questa sede vengono tutti proposti al lettore nella loro completezza, in considerazione di due motivi. Anzitutto perché, come diceva Federico De Roberto, se non vi è dubbio che gli scritti dei giornali siano condannati a durare lo spazio di un mattino, è pur vero che quegli stessi articoli, letti di seguito nel fluire delle pagine di un volume, riescono sovente a restituire il colore del tempo. In secondo luogo perché una raccolta di scritti sparsi non mira semplicemente a conservare un’atmosfera (odori, colori, luoghi, persone, gioie e dolori di un determinato momento della vita di una comunità); essa offre anche la possibilità di avere a portata di mano quei testi per poterli leggere, e magari rileggere, per uno sfizio di riflessione.

Una parola, per concludere, sul titolo, che peraltro dice già tutto. Cara Iglesias… vuole suonare quasi come l’incipit di una lettera indirizzata ad un destinatario ormai lontano nel tempo: una città più raccolta, più dinamica, forse anche un po’ più ciabattona di quella odierna, verso la quale non è peccato provare un pizzico di nostalgia. (Prefazione a G.Boi – R. Cherchi, Cara Iglesias…, Edizioni Helianthos, Cagliari, 2004)

Cara Iglesias…ultima modifica: 2008-02-08T18:20:00+01:00da robchef
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