Tre scimmiette sul treno

 

I signori passeggeri sono pregati di obliterare il biglietto. Si ricorda che, durante il viaggio, è vietato gettare oggetti dal finestrino e tirare la leva dell’allarme. Inoltre è severamente vietato guardare, parlare e, insomma, interloquire in qualsivoglia modo con le signore passeggere. Pena dieci giorni di galera.

Chissà se la sentenza pronunciata da un giudice del tribunale di Lecco costringerà Trenitalia a modificare repentinamente i tradizionali avvisi destinati a chi viaggia in treno.

La storia, riportata sul “Corriere della sera” di oggi, è di quelle che, un tempo, avrebbe dato spunto a qualche romanzetto d’appendice buono a tenere compagnia a lettrici in cerca di torbide passioni nei noiosi pomeriggi invernali.

Un pendolare di Lecco, un giovane uomo di 33 anni, sale in treno la mattina per andare al lavoro. In quella sorta di carro bestiame, stipato all’inverosimile di gente d’ogni età, razza, sentimento, religione, come lo sono i convogli ferroviari nelle ore di punta, il nostro ha la somma sfortuna di trovare un posto a sedere libero.

Avete letto bene, non è un refuso: sfortuna, con la s iniziale e, visto l’esito della faccenda, ci sarebbe anche da scriverla maiuscola. Perché quel posto è occupato da un cappotto, di proprietà della ragazza seduta accanto. “Può spostarlo? Vorrei sedermi”. Il pendolare si accomoda sul sedile, il pastrano sulle ginocchia della proprietaria. Il treno arriva a destinazione e tutto sembra concluso. Ma il giorno dopo, neanche a farlo apposta, sullo stesso treno, lo stesso pendolare incoccia la stessa ragazza. Stavolta il posto libero (entrambi fortunati, e seduti, i protagonisti della vicenda) non è quello a lato bensì difronte alla donna. L’uomo si siede e, pare, la fissa. Cioè la guarda, a detta della sentenza, insistentemente. Con così prolungata e proterva insistenza da indurre la giovane a denunciarlo per molestie sessuali e, tempo dopo, il giudice a condannarlo, appunto, a dieci giorni di galera. Inutili le difese del pendolare sull’inevitabilità che gli sguardi si incrocino in uno scompartimento di un treno zeppo come un uovo.

Ora, può anche darsi che il mondo sia pieno di maniaci in cerca di vittime. Che sulla sicurezza delle donne (in strada, sul posto di lavoro, in treno) occorra vigilare e che vada garantita la loro libertà nessuno può aver dubbi. Ma qui, mi pare, siamo dinanzi a un eccesso. Tanto che verrebbe da riflettere sull’utilità di redigere un manuale destinato ai maschietti su come comportarsi per non incappare in accuse così laide e infamanti.

In attesa che qualcuno lo scriva, a me di meglio non viene in mente se non il consiglio che segue: cari colleghi uomini, in treno comportiamoci come le tre scimmiette. Non vedo, non sento, non parlo. Ignoriamo il resto del mondo. Si potrà obiettare: ma se, putacaso, sono in piedi e c’è un posto libero occupato da un cappotto appartenente a una donna che faccio? Chiedo lo sgombero e mi siedo? O resto in piedi e sopporto?

E ancora. Per evitare guai non sarà meglio fare di più? Per esempio cercare uno scompartimento vuoto. E, non trovandolo, rassegnarsi a fare il viaggio, qualunque sia la lunghezza del tragitto, in piedi. Sistemarsi, in verticale, nel piccolo e rumoroso spazio tra un vagone e l’altro. Epperò non basta. Voltare le spalle a chiunque altra sia presente nel medesimo spazio. Volgere lo sguardo solo al neon dell’illuminazione o alla porta della toilette (anzi no: non sia mai che a qualcuna scappi…). Evitare ogni contatto, ovviamente. Non proferire verbo, neanche se ci pestano un piede o ci alitano in faccia. Non vedere, non sentire, non parlare. Come le tre scimmiette appunto. Del resto il mondo è o non è diventato una giungla?

Tre scimmiette sul trenoultima modifica: 2008-04-18T17:50:00+02:00da robchef
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Un pensiero su “Tre scimmiette sul treno

  1. Di questi tempi bisogna proprio fare come le tre scimmiette purtroppo ! …
    Mi piace la nuova veste grafica che hai dato al blog, risult amolto elegante

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