Monsignore ma non troppo

 

Ieri notte, prima di addormentarmi, ho pregato per l’arcivescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo. Il quale, in tempi difficili per Santa Romana Chiesa che deve fare i conti con la crisi di vocazioni e con il calo dei consensi tra i fedeli, non ha trovato nulla di meglio da fare che cacciare dal tempio dove stava per celebrare messa un giornalista.

Il fatto è ormai noto. Domenica mattina, sua eccellenza reverendissima è entrata in chiesa tra due ali di fedeli, assiepati nei banchi della cappella di San Bartolomeo a Monterosso sui Colli Euganei. Manco fosse John Wayne che fa il suo ingresso nel saloon, il presule ha chiamato a gran voce il nome di Gianni Biasetto, cronista del Mattino di Padova, che si trovava in chiesa per assistere alla messa. Come il giornalista ha palesato la sua presenza, monsignore gli si è avvicinato, lo ha preso per un braccio e mentre lo conduceva fuori gli ha scandito coram populo: “Tu non puoi stare qui, qui comando io e adesso esci”.

Agli occhi del Catone in abito talare Biasetto aveva avuto il torto di avere rivelato, qualche tempo prima, sul suo giornale la vicenda del parroco di Monterosso, don Sante Sguotti. Il quale, innamoratosi di una bella tosa (così chiamano le ragazze in Veneto), ne ha avuto un bambino. E per questo il sacerdote è stato rimosso e ridotto dal Papa allo stato laicale. Gran scandalo, c’è da capire, e gran fastidio di monsignore che, per la famosa faccenda della distinzione tra errore e errante, domenica se la è presa col giornalista, cacciandolo di chiesa.

Ora, a noi poveri peccatori non è ben chiaro in cosa abbia sbagliato il cronista Biasetto: forse a fare il suo onesto lavoro raccontando una storia in grado di interessare i lettori del Mattino di Padova. Non ci è molto chiaro, tutto sommato, quale grave colpa abbia avuto don Sguotti tenendo conto di come lo stesso Gesù ammise che caro autem infirma: ma può darsi che l’incontinenza condanni un giorno don Sante al cerchio dei lussuriosi. Ci è abbastanza chiaro invece quanto la smargiassata da padrone delle ferriere inscenata da monsignor Mattiazzo (con quel ridicolo “Qui comando io!”) racconti meglio di tutto la distanza che corre tra la gente comune e le gerarchie ecclesiastiche. Cosa ha ottenuto sua eccellenza? Ha impartito una lezione a qualcuno? Ha ribadito l’autorità della Chiesa? Ha davvero creduto che, in tal modo, qualcuno possa pensare che lui comanda su qualcuno? Credo che a nessuna di queste domande si possa rispondere in modo affermativo.

Forse per recuperare credibilità e consenso tra la gente, la Chiesa dovrebbe far parlare di più i don Sguotti con le loro umanissime vicende (e ho idea che di don Sguotti, in giro, ce ne debbano essere non pochi). E magari la Chiesa dovrebbe anche chiedersi quanto danno producano e come dunque vadano arginati i monsignor Mattiazzo (e ho idea, purtroppo, che di Mattiazzo, in giro, ce ne siano decisamente troppi).

Monsignore ma non troppoultima modifica: 2008-06-24T18:05:00+02:00da robchef
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3 pensieri su “Monsignore ma non troppo

  1. in questo articolo si è parlato di Mons. Selis, di Mons. Pirastru e di altri personaggi della FUCI e dei maestri cattolici… ma credo che abbiate dimenticato di nominare un altro grande uomo e sacerdote che ha in quegli anni contribuito a tutti quei momenti importanti della diocesi di Iglesias… mio zio Mons. Mario Melis e credo anche Don Cinesu… uomini che dietro le quinte hanno servito quei vescovi che hanno fatto la storia della diocesi di Iglesias.

  2. ciao mi chimo cherchi roberto sono di recco genova corro in mtb volevo dirti che da noi per prdmuovere il ciclismo andiamo nelle scuole e proponiamo sport aria aperta e delle gimkane.si possono vedere i telai?

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