Alla Giustizia servono uomini e mezzi non nuovi riti

Se si hanno uomini e mezzi a sufficienza va bene anche il codice di Hammurabi. I politici pensano che i problemi della giustizia siano di rito o di norme. Invece è un problema di mezzi e di personale. Avessi più giudici avrei migliore produttività». Luciano Panzani, 59 anni, è da qualche settimana presidente del Tribunale di Torino, che si è segnalato per la capacità di ridurre i tempi delle cause civili che duravano oltre i tre anni.

Presidente, vi è riuscito un mezzo miracolo. Come avete fatto?

Col progetto Strasburgo, varato dal mio predecessore, Mario Barbuto, che mirava alla ragionevole durata dei processi civili stabilita dalla Corte europea per i diritti dell’uomo in 3 anni in primo grado, 2 in Appello e uno in Cassazione. La sfida è stata vinta perché i dati dicono che il 95% dei processi civili è rimasto nei tre anni. Non solo: più del 50% si esaurisce nell’arco di un anno. Questo grazie a una sorta di “decalogo” per la trattazione della cause civili.

Ne delinei i tratti salienti.

Per accorciare i tempi il giudice deve esercitare davvero il potere di direzione del processo che la legge gli affida. Deve conoscere a fondo le carte processuali. Inoltre è scoraggiata la produzione di memorie scritte, sono sconsigliati intervalli lunghi tra un’udienza e l’altra. Altre prescrizioni snelliscono la parte istruttoria del processo, quella in cui si cercano riscontri alle contrapposte tesi, ascoltando testimoni, facendo perizie, eccetera. Infine il giudice deve adoperarsi il più possibile per la conciliazione della lite. Così si riducono le cause di danni contro lo Stato per l’eccessiva durata del processo.

Ha qualche dato?

Nel caso di Torino il numero di cause per danni è minimo: dal 2001 al 2009 sono stati proposti appena 78 ricorsi ma solo 47 sono stati accolti. E lo Stato ha dovuto sborsare poco meno di 600.000 euro spese processuali comprese.

Nel penale quali sono i risultati?

Le cose si complicano perché bisogna fare i conti con la Procura cui spetta l’iniziativa penale. Ma i dati non sono male. Nell’ultimo trimestre il 50% dei processi si è celebrato per direttissima. Le sentenze monocratiche sono state 943 con una media durata dei processi di 99 giorni. Le sentenze collegiali sono state 37 con una durata media di 369 giorni. E monitoriamo costantemente la durata della cause.

Lei ha indicato altre strategie che possono ulteriormente snellire l’iter delle cause civili.

Il 10 dicembre parte in via sperimentale il processo telematico sulle vendite immobiliari e sui fallimenti. Ci permetterà di avere a disposizione tutto il software del processo civile e, in prospettiva, di far partire nei mesi seguenti il decreto di ingiunzione telematico, le comunicazioni agli avvocati e tutti gli altri segmenti. È uno strumento indispensabile. Poi c’è il processo sommario.

Di che si tratta?

Di un processo dove le regole sono stabilite dal giudice man mano che si avanti, fatti salvi il diritto al contraddittorio e di difesa, con riduzione dei tempi, per esempio riguardo al deposito di memorie. Il primo dato statistico parla di 45 ricorsi proposti con questo rito. Altro strumento è la calendarizzazione, l’anglosassone case management. Nella prima udienza il giudice stabilisce tutto l’iter processuale, in modo che le parti sanno cosa fare e quando e quanto durerà il processo.

Che ne pensa del progetto di chiudere i tre gradi di giudizio di un processo penale nell’arco di 6 anni?

Mi sembra difficile. Un processo complesso, in primo grado, richiede più di due anni mentre la Cassazione smaltisce le cause in un anno. Meglio avere un anno in più al primo grado e uno in meno in Cassazione. Inoltre oggi il 50% dei processi si ferma davanti al Gip perché o si patteggia o si fa l’abbreviato. Ma se un avvocato ha la prospettiva di vedere estinto un reato perché si sfora il biennio previsto dalla nuova legge, prevedo una diminuzione di patteggiamenti e abbreviati e un aumento dei dibattimenti. Infine il disegno di legge non contempla reati gravi e di natura diversa che creano parecchio allarme sociale. Lo trovo irrazionale. Il disegno di legge aggiunge un altro meccanismo, spiazzante, a quello, già esistente, della prescrizione.

EPolis Torino 7 dicembre 2009

Alla Giustizia servono uomini e mezzi non nuovi ritiultima modifica: 2009-12-07T15:39:00+01:00da robchef
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